L’empatia genera bellezza?

 L’empatia può essere definita come l’atteggiamento e l’abilità di seguire, afferrare e comprendere il più pienamente possibile l’esperienza soggettiva dell’altro, ponendosi dal suo stesso punto di vista.

Empatia deriva dal greco “enpasco”, che vuol dire “sento dentro”, ossia riesco a provare quelle emozioni come se fossi nei panni dell’altra persona.

Provare empatia non vuol dire però identificarsi nell’altro (simpatia) o presumere impicitamente di saperlo capire (falsa simpatia)

L’empatia richiede assenza di pregiudizio e capacità di ascolto attivo con tutti i sensi.



La scoperta fondamentale di Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato  alla guida del CNR di Parma, che nel 1992 ha scoperto l’esistenza dei neuroni specchio all’interno della corteccia motoria, ha permesso di spiegare a livello neurologico il meccanismo dell’empatia.

In particolare, alcuni neuroni vengono attivati esclusivamente da specifici movimenti dello sperimentatore e si attivano sia quando viene osservato il gesto per imitazione, sia quando lo stesso movimento viene agito in prima persona dall’animale.



Sempre dagli studi di Rizzolatti, sembrerebbe che l’arte possa colpire i centri emozionali del cervello e rendere più forte l’empatia.


Possiamo quindi affermare che grazie ai neuroni specchio, non solo l’osservazione di un quadro o di una scultura ci permette di coglierne gli aspetti legati al movimento e all’elaborazione neuroni specchio dello stimolo, ma di esperire anche uno stato particolare, che i ricercatori hanno definito esperienza estetica.




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